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In questo splendido quadro, l'intreccio dei vetri policromi viene a formare - con suggestivo effetto visuale e concettuale, capace di compenetrare le diverse tecniche - una croce, sulla quale sembra quasi arrampicarsi una figura femminile, le cui movenze paiono come di danza.

La donna si protende verso l'alto, volgendosi alla contemplazione di una rappresentazione della Misericordia divina che vede la paternità di Dio sorreggere il figlio fatto uomo e Crocifisso, nell'atto di offrire se stesso reclinando il capo nel sonno della morte.

 

Ma questa morte, come suggerisce la piccola ma preziosa placca metallica che reca la figura vittoriosa di San Giorgio, è tutt'altro che una sconfitta poiché segna la distruzione della potenza incontrastata del male che regnava sulla terra fino all'avvento di Cristo.

La croce diventa quindi albero di luce, e davvero attorno ad essa si può danzare la salvezza ritrovata quando salendo su di essa si tengono gli occhi fissi su Cristo e sul mistero glorioso della sua figliolanza, che nulla - ne il peccato degli uomini, il tradimento, l'abbandono, la solitudine - hanno potuto spezzare nel suo fiducioso abbandono al padre. Questo è il vero senso dell'esaltazione della Santa e vivificante croce: questo è lascito più prezioso di Costantino ed Elena alla Cristianità.

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